Festa delle Lanterne, il Tao e la fisica moderna

mercoledì 24 febbraio 2010

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Ho già scritto della Festa di Primavera. In occasione della Festa delle Lanterne che la chiude, a Milano, il 28 febbraio 2010, si terrà una cena mooolto interessante :). Ottimo spunto per la sezione tea food, forse un pò lontani dai sapori della cucina mediterranea. Ma la fantasia fa la sua parte e...voilà si può essere anche creativi.
La cena è organizzata dall' Associazione Italiana Cultura del Tè insieme alla Teiera Eclettica.
Si sa che gli italiani perdono difficilmente le loro abitudini. A meno che la novità non diventi una tendenza, o si cominci ad assaggiare la diversità, masticandola, digerendola, facendola propria.  Per quanto riguarda me, dalla stanza, posso osservare questo menù ed allucinare le varie pietanze, cercando di associarle alla nostra cucina.
L'uomo è ciò che mangia, e l'arte culinaria può rivelare molto della filosofia di vita di un popolo. Ma la nostra pigrizia ci suggerisce che non abbiamo voglia di conoscere il nuovo, allora come mai questa diffusione?
Il Tao è uno dei principali concetti della Filosofia cinese che ha influenzato anche l'arte culinaria di questo Paese. È l'eterna forza che scorre attraverso tutta la materia dell'Universo, chiamato all'inizio del tempo Wu Chi ( = assenza di differenziazioni). Ad un certo punto si formarono due polarità di segno diverso che rappresentano i principi fondamentali dell'universo: Yang il principio positivo, maschile, rappresentato in bianco. Yin il principio negativo, femminile, rappresentato in nero.
I due principi iniziarono ad interagire, dando origine alla suprema polarità o T'ai Chi.
Ora, sono molte le similitudini  tra i principi del Tao ed i fenomeni della fisica moderna. La meccanica quantistica, ad esempio, mostra quanto gli effetti quantistici dell'universo lo rendano un brulicare di particelle virtuali che prendono in prestito energia per emergere nel mondo osservabile sotto forma di particella (e rispettiva antiparticella- l'opposto) e che si annichilano a vicenda restituendo l'energia presa in prestito.

Forse, allora, siamo alla ricerca di ciò che la filosofia cinese può aiutarci a scoprire.

Tea time (era ora)

venerdì 19 febbraio 2010

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Finalmente...dopo lunghi tempi di attesa, si è ricreata l'atmosfera per incontrarci a chiacchierare davanti una tazza fumante. Non so se ricordate, ma qualche volta fa dicevo che ci sono persone che si avvicinano al tè solo se accompagnato da dolci (vedi qui). Mi sa che questa sta diventando anche la nostra tendenza. Sarà una carenza di zuccheri? O forse il tè è una bevanda da  sublime alleanza? Si sposa perfettamente con il dolce, e in questi momenti di isolamento dall'obbligo imperante di stare a dieta, mangiare non procura sensi di colpa. Poi magari quando torni a casa, ritorna a farti visita, ma in quegli attimi sembra tutto molto romantico.
Un forte contributo è stato dato dai muffin di Valentina. Brava a destreggiarsi con la farina, il latte e lo zucchero a velo, ho l'impressione che lei sia molto più che una cuoca in cucina. Mi rende felice quando prepara qualcosa per me. In fondo, sistemare la stanza, il servizio da tè, disporre le tazze (scegliendo tra le tante), preparare l'acqua e la dose di tè è un pò come prendersi cura degli altri. Ed è una grave scortesia rifiutare il dolce, a questo punto.

Muffin di Valentina
Ingredienti per 18 muffin:
370 gr di farina
210 gr di zucchero
2 uova
110 gr di burro
250 ml di latte
1 bustina di lievito per dolci
250 gr di nutella
zucchero a velo
Procedimento:
In una terrina mescolare la farina insieme allo zucchero e al lievito. A parte mescolare le uova insieme al latte e al burro fuso (Il burro deve essere freddo).
Unire, come di consuetudine nella preparazione dei muffin, gli ingredienti liquidi a quelli secchi e mescolare fino ad avere un impasto omogeneo. Aggiungere all’impasto un cucchiaio abbondante di nutella e mescolare. Imburrare ed infarinare gli stampini per muffin e riempirli per la metà dell’altezza con il composto. Aggiungere al centro di ogni muffin un cucchiaino di nutella (la nutella deve essere di frigo, così non scenderà sul fondo). Ricoprire la nutella con un cucchiaino di impasto quindi,infornare i muffin alla nutella in forno già caldo e cuocere a 180° per 15 minuti. Lasciar raffreddare i muffin alla nutella prima di spolverizzarli con lo zucchero a velo e servire.
(tratto da Misya, qui)







Il mercato del pesce e l'arte culinaria

mercoledì 17 febbraio 2010

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Il 15 febbraio a Napoli c'è stata Vanessa Beecroft. Dopo aver girato il mondo esponendo le sue opere, è giunta proprio qui, nel mercato ittico di Napoli.
Le creazioni di quest'artista sono molto particolari ed emozionali. In questo caso il progetto V66 (il numero è progressivo in quanto fa parte di una serie di performance), consisteva nell'esposizione di 50 modelle nude sui banconi del mercato del pesce.

"Il Mercato Ittico di via Marina, un luogo vissuto e non un monumento vuoto è stato emblematico per questa mia nuova performance. La purezza architettonica del capolavoro di Cosenza con la gente che lo vive. Non è fiction, non è un set come la città in americana in cui abito, sede di Hollywood. Mi è sembrato quasi uno spazio spirituale, come entrare in una chiesa. Le 50 modelle napoletane convivono, in questo caso, con tanti frammenti di sculture, evocando immagini che la città ricorderà. Il frammento è come me e i miei disegni. Un arto può dare più informazioni di un corpo intero come la singola parola in un testo o come anche il pesce che viene quotidianamente venduto in questo mercato". (Vanessa Beecroft, intervistata da Stella Cervasio).

Un luogo spirituale, dove quotidianamente, alle prime ore del mattino, i pescivendoli iniziano la loro giornata. Prendono una bevanda calda, per il freddo, iniziano ad esporre le loro mercanzie. Tra voci, urla, il pesce fresco è lì pronto per iniziare il suo viaggio, dal mare alle bocche dei napoletani.
Un tripudio di sensi, la vista, l'udito, l'olfatto teso a farci sentire vivi. Le modelle sembrano statue, morte, ma avvicinandosi le si vede muoversi lentamente tra pezzi di statue, questa volta senza vita. Il freddo dei mercati ittici viene sostituito dal caldo immesso per riscaldare questi corpi nudi, l'odore acre di pesce che ha impregnato le pareti della struttura si mescola alla visione delle donne. Le urla dei pescivendoli lasciano spazio al silenzio, e il vociferare, questa volta, è di chi osserva...
Il mercato ittico, un luogo affascinante. Per quello che offre. Il pesce è il mio piatto preferito. Questo cibo, infatti, è delicato e forte contemporaneamente. Sfida la legge degli opposti, seguendo la filosofia del tao. Accostabile, quindi, al tè come bevanda che gli assomiglia. Mangiando pesce, o bevendo tè, non si capisce più dove finisce il tatto e inizia il gusto, o l'olfatto, ti suggerisce che è tutto un insieme da cui non si può prescindere.
Pur parlando del sud, mi piacerebbe proporre un accostamento gastronomico tra pesce nordico e tè (in fondo il mare non si divide in nord e sud).

Il Lapsan Souchong

Il Lapsang Souchong è un tè rosso cinese. Viene prodotto sul monte Wuyi, nella contea di Tong Mu Guang, al nord della regione del Fujian.
Ha foglie piccole, di colore ambra scura, si ottiene prima per ossidazione, poi per affumicatura delle foglie ottenuta con fuoco di pino o cedro.
Il Lapsang Souchong, dalla sua natura di tè rosso (nero per gli occidentali), e come conseguenza del processo a cui viene sottoposto (affumicatura, ossidazione), trae aromi di soja, di tostato e frutta secca, legno, fondo di bosco e fiori, talvolta di pancetta. Tutte queste caratteristiche sensoriali, rendono l'infuso adatto all'abbinamento con pesci robusti (tonno, merluzzi nordici, salmone).

La Festa di Primavera

martedì 16 febbraio 2010

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Ma non era San Valentino?! Beh, prima che la festa degli innamorati, il 14 febbraio è la festa della mia funny Valentine (che è stata appropriatamente festeggiata); ma quest'anno questa data segna anche l'inizio della festa di primavera in Cina. A dirla scriverla tutta, ormai, non si festeggia solo in Cina, ma in molte città del mondo dove sono presenti comunità cinesi.
Tutto parte dal fatto che il calendario cinese è un calendario lunisolare nel quale i mesi iniziano in corrispondenza di ogni novilunio, quindi la data del capodanno (cioè la festa della primavera), varia di circa 29 giorni, andando a coincidere con la seconda luna nuova dopo il solstizio d'inverno, per questo è un giorno compreso tra il 21 gennaio ed il 19 febbraio del calendario gregoriano. Le festività durano per quindici giorni e si concludono con la tradizonale festa delle lanterne. Per l’occasione si vedono, infatti, lanterne multicolori di ogni forma in ogni parte della Cina, dalle città alle campagne, dove vengono organizzati appositamente eventi speciali. La festa delle lanterne viene accompagnata anche da un'altra usanza "gastronomica": durante i festeggiamenti vengono consumati i Yuan xiao, un tipico dolce di farina di riso glutinoso con ripieno e non. 
Grazie al World Web, si scoprono cose assurde, mentre uno festeggia San Valentino, l'altro festeggia il capodanno, e chissà cos'altro ancora. Con la globalizzazione si possono acquistare i bicchierini da grappa cinesi al supermercato, e anche le scodelle per il riso.
Ma, in fondo, non è la stessa cosa che essere lì. Allora non mi resta che inaugurare un nuovo mondo, sognando, affacciandomi in Cina e andando alla scoperta dei tè cinesi...

-Il tè verde Long jing, prodotto nel villaggio vicino al Xihu (Lago dell’Ovest), a Hangzhou
-il tè nero dei monti Wuyi, la cui varietà più celebre è il tè Wulong
-il tè Yunwu dei Monti Lushan
-il tè verde Biluochun di Suzhou, coltivato nelle isole del lago Taihu

Un raggio di sole al mattino: il matcha cappuccino

sabato 13 febbraio 2010

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 Io sono tra quelle persone che senza latte non inizia la giornata.  A volte, bisogna rimanere bambini per gustare appieno i sapori della colazione e il latte ce lo ricorda. Godersi il momento, quando appena svegli, ci si siede in un limbo in attesa del pieno risveglio. Un pò assonnati, si sa, bisogna assolutamente mangiare. Cappuccino? Si, grazie. Ma stamattina con una variante, il tè matcha...
Come prepararlo? è molto semplice.
Per una tazza:
1-2 cucchiaini di matcha (a scelta)
acqua (1/3 della tazza)
latte intero (per il resto della tazza)
unire il matcha all'acqua calda, miscelare (in genere si usa il il tipico frustino di bambù -chasen-, ma per ottenere una schiuma densa è meglio utilizzare lo sbattitore per il latte, vedi qui) fino ad ottenere un composto schiumoso. Eseguire la stessa operazione, a  parte, con il latte tiepido (è preferibile quello intero, ma vabbè se non lo si digerisce...). Unire al composto al matcha il latte. Zuccherare, se si preferisce.

Le parti du thé

venerdì 12 febbraio 2010

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Volevo, come ricordo assai carino della mia visita a Parigi, recensire un negozietto dove abbiamo comprato 50gr di tè. Accogliente, silenzioso, vende anche accessori e una scelta limitata di vini. Il suo nome è Le parti du thé.
Su consiglio di un vicino parigino, ci siamo messe in cammino verso uno dei negozi presenti in Francia, in rue Faidherbe 34 (gli altri due sono a Lione e a Besanzone). Vetrina da rimanerci incollate se si è appassionati di tè e di tutto ciò che riguarda questa bevanda...entriamo, ovviamente il tipo parla francese, ci fa odorare dei tè a sua scelta. I barattoli, posti in ordine di provenienza (e mi sembra che non mancasse nessuno all'appello :)), sono numerosi, disposti in una bacheca che occupa un'intero muro, il "Muro dei sapori" dove è possibile esplorare e scegliere per sè intuitivamente il tè preferito. Questo partito ha selezionato oltre 300 tipi di tè che è possibile scoprire anche sul sito (vedi qui): é molto carino sapere che si possa scegliere anche sulla base dell'ora in cui si preferisce berlo, del livello di caffeina contenuto e del gusto dominante. Inoltre Le parti du thé si riserva di selezionare solo quei tè che vengono coltivati, raccolti nel rispetto dei diritti internazionali del lavoro e dei lavoratori. La loro filosofia è che il tè può berlo chiunque (i loro prezzi variano da pochissimi euro a tanti soldini), essendo questa bevanda un mezzo di democratizzazione reale.
Non male, no?
Noi abbiamo scelto, seguendo il nostro istinto. E abbiamo peregrinato fino alla medina di Marrakech, prendendo un mélange chiamato thé de la medina: una base di tè verde e nero che incorpora ricordi di agrumi e menta. Da gustare al mattino o al pomeriggio.
Forse i ricordi di agrumi ci rimandavano in Sicilia? E chi può saperlo.

Il tè in cucina

lunedì 8 febbraio 2010

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Si sa che gli italiani sono dei buongustai. Quando si tratta di uscire a cena, mangiare bene e bere dell'ottimo vino, sono capaci di attendere in fila per lunghe ore. Peggio che alle poste.
Come far arrivare, alle loro bocche, piccole dosi di tè? Dal retrobottega, ovviamente. Offrire, cioè, cibi al gusto di tè o accompagnare il tè ad alcuni piatti speciali (ottima proposta de LaSere, ad esempio).
Sono ormai numerose le ricette diffuse nel web di tea food...ma non sarà un tradimento? Nella mia teeria non aggiungerei al menù prelibatezze al tè, forse proprio per il fatto che è una teeria, ma una buona abitudine nasce sempre da una vecchia abitudine, quindi ben vengano le affascinanti ricette  e i ristoranti che offrono il tè come bevanda di accompagnamento ai piatti (vedi qui).
D'altronde, sono sempre stata abbastanza curiosa da sperimentare ricette di dolci al tè (ne ho trovate diverse nei miei food blog preferiti), ma mi piace di più pensare al tè come un compagno del piatto :)




La petite Russie de Paris. Il Kusmi tea

domenica 7 febbraio 2010

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Ancora Parigi. Questa volta, però, si scrive di ritorni, dove si porta con sè un profumo di nostalgia e...di tè. La parisienne è tornata al nido e, tra i mille pensieri che confondono i suoi vecchi pensieri, non ha dimenticato chi l'aspettava.
Ha strappato alla città un pezzo di sè (inconsapevolmente?!),  probabilmente quello più interessante, il suo essere cosmopolita.
Nel 15th arrondissement c'è la comunità russa di Parigi. "Ti puoi sentire parigino senza perdere la tua identità russa" dice un sacerdote russo in un'intervista (anche io ho le mie fonti :), Aeroports de Paris Magazine). Questa forte presenza probabilmente non è molto nota ai turisti, e ancor meno lo è il fatto che, a Parigi, uno dei brand più chic di tè sia di origine russa.
Ho scoperto così il Kusmi tea. 
La maison de thé Kousmichoff è una delle principali case da tè russe che fornì, in passato, il tè alla corte degli Zar. Per sfuggire alla rivoluzione del 1917 la maison aprì la sua sede a Parigi e grazie a ciò fu conosciuta nei posti più prestigiosi del mondo, Londra, Berlino, New York...
Oggi è possibile acquistarlo anche in Italia (vedi qui). Questo vuol dire che il nostro bel Paese è annoverato tra i luoghi prestigiosi del mondo?? chissà
In ogni caso, mi sembra un modo per immaginarci come emigrati a Parigi...


Le foglie del tè nel cuore di Parigi

sabato 6 febbraio 2010

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Nel cuore di Parigi, vicino al Centro Pompidou, in una petite rue (non ricordo il nome, ci eravamo perse :)) ci sono tante patisserie che ti fan venir voglia di essere affetto da cleptomania. Sono numerosissime e offrono tutte dolci prelibati. Ma, forse, il più buono di tutti è quello al cui interno c'è qualcosa di speciale... 


Ganache au parfum subtil de thé vert et Earl Grey.
Ora voi dovete sapere che la ganache (o crema parigina) è una crema che si ottiene dalla panna fresca ed il cioccolato. La leggenda vuole che questa delizia derivi dall'errore compiuto da un apprendista che aveva versato (sbagliando) del latte bollente nel cioccolato, venendo così apostrofato ganache (in francese maldestro). Il composto, però, si rivelò ottimo, prendendo così il nome dal suo inventore fortunato...
Una crema tipicamente parigina, presente nelle patisserie tipicamente parigine, modificate sulla base di ulteriori ingredienti graditi dai parigini più esigenti. E tra questi...il tè.

Insomma le foglie di tè sono entrate nel cuore di Parigi, vicino al Centro Pompidou, in una petite rue.

Cafè des 2 Moulins

venerdì 5 febbraio 2010

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Come scrivevo, trovarsi a Parigi è come essere in uno dei film visti al cinema. Questa volta però non si tratta di Truffaut o di Godard, ma del meno attempato Jeunet, il cui stile è stato consacrato dal film Il favoloso mondo di Amelie. Quante volte ho scritto dei suoi personaggi? ora mi ritrovo a raccontare della mia esperienza dentro il film.
Mi spiego meglio: nel quartiere parigino di Pigalle al n.15 di rue Lepic, si trova il Cafè des 2 Moulins, ovvero il caffè dove lavorava la protagonista del film, Amélie.
Non lo consiglierei per il cibo, c'è anche il menù di Amélie (questo la dice lunga sulla turisticità del luogo) ma piuttosto provare ad entrare ed uscire, sedersi a bere un caffè veloce, per carpire quanto la finzione e la realtà, in alcuni luoghi, siano indistinguibili. Di fronte al nostro tavolo, ad esempio, c'era un uomo che ci fissava in maniera insistente, che ci ha fatto subito pensare al frequentatore del bar geloso e ossessivo con il suo registratore portatile. Un'esperienza di questo tipo va fatta al di là degli allucinogeni o di una psicoterapia, secondo me, e non c'è niente di meglio dell'essere se stessi dentro un film.
Personaggi in cerca di autore o autore in cerca di personaggi?
Chissà.

RIFERIMENTI CINEMATOGRAFICI NEL FILM (ovvero film nel film)

Jules e Jim, F. Truffaut
L'amore Fugge, F. Truffaut
Ladri di biciclette, V. De Sica




Un tè alla menta, s'il vous plaît

mercoledì 3 febbraio 2010

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إذا كان صاحبك عسل لا تلحسه كله

Ecco, la parisienne studia la cultura islamica, io quella del tè. Quale migliore combinazione se non un incontro al 5° arrondissement, ovvero alla Mosqée de Paris?


Io adoro l'arte islamica, colori caldi, geometrie psicologicamente interessanti (psichedeliche come quelle frattaliche?), e mi è piaciuto osservare i movimenti dei gruppi di donne in visita. 


Paris, je t'aime

martedì 2 febbraio 2010

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Eccomi di ritorno. Che dire...sono completamente assuefatta, sono una povera innamorata muta. J'aime Paris per infiniti motivi. Ho visto questa città troppe volte nei film e ritrovarmi in quei film...ops, (volevo scrivere) quei posti dove, ad esempio, Arthur, Odile e Franz hanno corso disperatamente buttando per aria persone (immaginate l'espressione dei parigini inferociti?) per raggiungere il record di tempo di visita del Louvre, ti seduce fino a farti innamorare.

Quindi un primo motivo è sicuramente il cinéma française e i miei ricordi in bianco e nero. Un secondo motivo è legato alla mia pancia, ovvero al cibo. Non si può ragionare a stomaco vuoto.


 

unastanzatuttaper(il)tè © 2010